Cosa cambia per le assunzioni di lavoratori stranieri nelle professioni tecniche

In Italia è in continua crescita il gap tra domanda e offerta di lavoro nel settore delle professioni tecniche specializzate. La nuova normativa apre però uno spiraglio per il reclutamento di talenti extraeuropei: ne parliamo con Andrea Benigni, amministratore delegato di Eca Italia

Il decreto 152/2023, che recepisce la direttiva UE 801/2016, rappresenta un passo significativo per affrontare il crescente divario tra domanda e offerta di lavoro nel settore delle professioni tecniche specializzate in Italia. Secondo il rapporto Anpal/UnionCamere, nel periodo 2022-2026, il fabbisogno di lavoratori con un titolo di livello secondario o post-secondario si attesterà tra 16-18 milioni, ma in un caso su due sarà difficile trovare candidati idonei a causa della mancanza di competenze specifiche. 

“Nel 2022, il mismatch delle professioni tecniche specializzate è aumentato al 295% rispetto al 273% del 2021, evidenziando una crescente difficoltà per le imprese nel reperire i profili necessari, specialmente nei settori metalmeccanici, della produzione di macchinari, della meccanica di precisione e dell’automazione industriale” afferma Andrea Benigni, amministratore delegato di Eca Italia, società specializzata – tra l’altro – in mobilità internazionale del personale.

Come cambiano le opportunità di assunzione di personale straniero con l’introduzione del decreto 152/2023?

Prima dell’introduzione del decreto 152/2023 – spiega Benigni –, l’assunzione di personale extracomunitario qualificato non laureato era limitata dalle quote di ingresso. Tuttavia, il nuovo quadro normativo consente ora di reclutare lavoratori stranieri con qualifiche professionali equiparabili a quelle richieste, colmando così il gap di competenze nei settori industriali, commerciali e dei servizi. Questo cambiamento normativo è cruciale per consentire alle aziende di attingere a un pool di talenti internazionali qualificati in qualsiasi momento dell’anno.

Quali sono i requisiti di ingresso per il riconoscimento delle qualifiche professionali?

La circolare congiunta Lavoro/Interno del 28 marzo 2024 ha definito un percorso specifico per il riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite all’estero. Tra i requisiti di ingresso nel nostro Paese, è stato introdotto il possesso di:

  • titoli di istruzione superiore di livello terziario di durata almeno triennale o una qualifica professionale di livello post-secondario di durata almeno triennale o corrispondente al livello 6 del Quadro nazionale delle qualificazioni
  • requisiti previsti dal D.lgs. 206/2007 relativi al riconoscimento delle qualifiche professionali per l’accesso alle professioni regolamentate
  • una qualifica professionale superiore attestata da almeno 5 anni di esperienza di livello paragonabile ai titoli di istruzione superiori di livello terziario pertinenti alla professione o al settore specificato nel contratto di lavoro o nell’offerta vincolante
  • una qualifica professionale superiore attestata da almeno 3 anni di esperienza professionale pertinente acquisita nei 7 anni precedenti la presentazione della domanda per i dirigenti e specialisti nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione”.

Possiamo entrare nel dettaglio di cosa dice l’articolo 27 del testo unico sull’immigrazione?

L’articolo 27 del Testo Unico Immigrazione descrive le ipotesi di ingresso al di fuori delle quote/flussi, introducendo i nuovi requisiti di “qualifica professionale” per colmare il gap di competenze richieste dal mercato del lavoro italiano. L’effetto pratico di questa norma permette di selezionare all’estero personale tecnico specializzato, anche senza laurea, per il quale prima non era possibile richiedere la Carta Blu UE.

Per il riconoscimento della qualifica professionale superiore attestata dall’esperienza professionale, ai sensi del comma 1 dell’art. 27-quater, deve essere presentata una dichiarazione del datore di lavoro richiedente la Carta Blu UE, corredata dai seguenti documenti: contratti di lavoro e/o buste paga – che dimostrino il settore di attività in cui il lavoratore è stato impiegato e la durata dell’esperienza professionale di almeno 5 anni nel settore per cui si presenta la domanda di Carta Blu UE, oppure di 3 anni nei 7 anni precedenti per il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione – e lettera di esperienza redatta dal datore di lavoro straniero, che tuttavia è facoltativa.

Ci illustra i vantaggi della nuova normativa per il reperimento di talenti internazionali?

“Il decreto 152/2023, combinato con la circolare del 28 marzo 2024, offre quindi un’opportunità significativa per le aziende italiane di ampliare il loro bacino di reclutamento a livello globale, permettendo di acquisire talenti tecnico-operativi qualificati in modo più flessibile e continuo. Questo rappresenta un valore aggiunto per il core business delle aziende, poiché permette di rispondere in modo più efficace alle esigenze di sviluppo organizzativo e produttivo, migliorando la competitività nel mercato.

In sintesi, la nuova normativa offre una risposta concreta al problema del mismatch nel settore delle professioni tecniche specializzate, consentendo alle aziende di superare le difficoltà di reperimento di personale qualificato, ampliando i confini di selezione oltre quelli dell’Unione Europea.

Questo cambiamento normativo non solo facilita l’ingresso di lavoratori stranieri altamente qualificati ma sostiene anche il riconoscimento delle loro competenze, contribuendo così a colmare il gap di competenze nel mercato del lavoro italiano” conclude Benigni.

error

Condividi Hr Link